Innalzarsi, restando seduti
Parlare dei propri sentimenti, aprirsi con qualcuno, non è tra le attvità più facili che ci riescano. Quando parli di te e ti senti compreso, sembra un miracolo, trovi in te nuove energie.
Allora metti in dubbio che la felicità sia alle Maldive o in aperitivi cool, cominci a credere che sia invece nella semplicità dell'intraprendere il dialogo con l'altro. Cosa ci blocca, come mai questa stitichezza nei rapporti in un tempo in cui comunicare è possibile con qualsiasi mezzo? Reinterpretando un tale, a voi l'ardua sentenza.


6 Comments:
Ci blocca il fatto che: aprendoci agli altri, tirando fuori noi stessi, dobbiamo calare la maschera.. Quasto passo è necessario per poter condividere quello che siamo veramente.. però per fare questo dobbiamo abbassare le difese, e diventare così, vulnerabili.. questo ci spaventa ed è pericoloso, ci si può ferire.. ma "non può essere coraggio se non c'è paura"... 3
Accettare il fatto che la paura esite e che la si possa sperimentare è già un'inizio per cominciare ad affrontarla. Significa portare a livello conscio la percezione della sua esistenza, sapere che c'è. Penso che si debba un po' osare, ma nell'ottica di "investirsi" e non di "spendersi": condividere significa dare un po' di sè per ricevere qualcos'altro, che non so quanto vale, ma che posso vivere come importante per me.
mi piace questo blog per la sincerità e la spontaneità degli argomenti, perchè mi sembra uno spazio ideale dove potersi esprimere e sentirsi compresi e apprezzo il coraggio di esporsi e di fare il primo passo della persona che lo ha ideato. leggere queste righe mi da una sensazione di fiducia e di ...emozione colorata...grazie.
Personalmente ritengo che a volte sia difficile trovare qualcuno che abbia veramente voglia di ascoltare e di entrare in en-patia e sin-patia. Siamo frastornati dalla realtà esterna e concentrati su noi stessi. Sentire l'altro può destabilizzarci e così quando chiediamo "come va?" speriamo di sentirci dire "tutto bene" per non dover andare oltre...
Per fortuna non è sempre così... tu per esempio sei una di quelle persone diverse, che sanno ascoltare, grazie! Zib
Ritengo che si stia perdendo di vista una distinzione fondamentale, quella tra quantità e qualità della comunicazione. Mi pare sia proprio questo il nocciolo della questione, cui porre l'accento. Ad uno sguardo generale è palese che ci si indirizzi sempre più verso forme comunicative "globali". Meno scontato mi sembra dare a questa frenesia comunicativa una patente di qualità. Anzi, mi sembra che il disagio descritto nel post di apertura sia figlio di una rete di relazioni svuotata di ogni contenuto, finalizzata più a scopi di mera informazione che di conoscenza di altro da se. Quasi una sorta di autoreferenzialità timorosa della propria solitudine
Un post per rispondere agli ultimi 3 interventi.Andiamo con ordine
1- Mi fa piacere che tu possa trovare in questo spazio un posto dove poterti aprire,sapendo di essere compreso.La fiducia si guadagna col tempo,quando lo riterrai maturo, ti invito a firmarti, anche con un nick.Grazie
2-Sempre attenta ad andare in profondità nei rapporti,per scoprirne l'essenza, ti ringrazio Zib.Ricordiamoci che ascoltare significa cercare di comprendere l'altro, e ciò è possibile quando ci sforziamo di farlo: è fatica che premia.
3-Se ho dato un tono di disagio al post,non era quello che intendevo comunicare.
L'invito che posso dire di aver scritto, è a prestare maggiore attenzione nella gestione dei rapporti, perhè da quella traiamo forza ed energia.
Quello che affermi tu è verità:
oggi la tecnologia ci permette di comunicare attraverso molti canali,ma la qualità della comunicazione diminuisce se non diventiamo più bravi, è statistico:
più comunicazioni con la stessa qualità da parte nostra, meno qualità in totale.
Ciò che possiamo fare è imparare a non abusare dei mezzi,per evitare il disagio di cui parli,per comunicare emozioni e non solo informazioni.
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